15/12/14

L'architettura del domani? Disegnerà città dove coesistono insetti ed esseri umani


È passsato un anno dalla prima MakerFaire e tre mesi dalla seconda a Roma. Rispetto alla prima edizione i numeri sono triplicati in quantità e qualità. Migliaia di innovatori di ogni nazionalità hanno raggiunto il Parco della Musica durante il primo week-end di ottobre.

Tra le pance dell’auditorium, sui giardini pensili, fra robot, 3D printer e curiosi di ogni tipo, spicca “Wunderbugs, architettura interattiva per insetti ed esseri umani”. Si tratta di un padiglione didattico, un piccolo forum, uno spazio per eventi, un playground, ma soprattutto un ecosistema. Ecco cos’è Wunderbugs!

10/02/14

PROSPETTI CAPITOLINI

Conversazione con Estella Marino

Sono le 14:30 del 6 febbraio, nella maestosa sede del Campidoglio incontriamo Estella Marino, ingegnere ambientale e Assessore all’Ambiente, agroalimentare e rifiuti di Roma Capitale, che si trova oggi ad affrontare una delle maggiori crisi per il Comune di Roma, quella dei rifiuti. On/Off Magazine intervista l’assessore che svela alcune strategie per il futuro della città eterna.
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02/02/14

Un nuovo paradigma ecologico in architettura


Lontani dal paradigma etico della conservazione delle risorse naturali, piuttosto convinti nella possibilità di innestare processi di ri-generazione, trasformazione e co-evoluzione, gli architetti “nativi digitali” hanno dato avvio a una nuova generazione di sperimentazioni basate su un rinnovato paradigma ecologico.
Attraverso l’utilizzo dell’information technology e la presa di coscienza delle più recenti innovazioni scientifiche e tecnologiche, l’architetto sembra poter realizzare una nuova architettura/natura, ibrida, a metà naturale a metà artificiale, sistemica e intelligente, parametrica e topologica, in continua trasformazione, non soltanto reattiva e adattiva ma in grado di innestare dei cicli ecologici evolutivi.

Achim Menges e François Roche rappresentano due figure che in maniera differente operano all'interno di tale costrutto teorico.

20/12/13

CONNETTIVO+

I percorsi di distribuzione oltre la funzione: dalla dimensione domestica a quella urbana

di Gaetano De Francesco

0. PREMESSA

La città contemporanea, frutto delle migliori intenzioni moderniste, ha portato nella maggior parte dei casi all’alienazione dell’individuo piuttosto che alla creazione di community, alla separazione piuttosto che all’inclusione. Gli spazi di distribuzione possono aiutare a ribaltare tale paradigma e rappresentare occasione di socialità. 
Nell’androne delle scale delle più comuni palazzine, spesso si attende l’ascensore insieme all’inquilino del piano superiore, sul pianerottolo si scambiano due chiacchiere con il vicino, sui gradini i bambini si incontrano per giocare. Questi spazi sembrano avere in nuce la forza di aggregare.
Tra le sue Lezioni di Architettura Herman Hertzberger suggeriva come attraverso piccoli accorgimenti il connettivo possa effettivamente diventare spazio di aggregazione. Negli alloggi Documenta Urbana a Kassel i corpi scala venivano posti in piena luce con l’intenzione di enfatizzarne l’apertura e instaurare contatti sociali fra le famiglie confinanti. Adalbero Libera nelle “crocette” del villaggio Olimpico aveva immaginato un pianerottolo a x che allo stesso tempo permettesse di cogliere lo spazio a tutta altezza e definire spazi di soglia, estensione del nucleo abitativo in cui la dimensione privata e quella collettiva convergono.
Ma cosa accade se gli spazi di distribuzione diventano elementi esterni all’edificio?


22/08/13

SELF-MADE | LA RINNOVATA ETICITÀ


SELF-MADE sta esattamente per fatto da sé. Si tratta di una realtà molto vasta che vede designer, architetti, grafici, giovani imprenditori, manager, inventori e qualsiasi altra figura professionale o individuo opporsi ai grandi sistemi capitalistici che dominano l’economia.

La filosofia del self-made è tanto semplice quanto difficoltosa. Semplice in quanto il concetto fondamentale su cui si basa è il fare da sé per una maggiore economia ed ecologia, difficoltosa poiché è un processo “dal basso” che alle spalle non ha nessun brand, nessun grande nome, alcuna risorsa o personalità di spicco che la sostenga. Si tratta piuttosto di gruppi di persone, più o meno numerosi, che si rimboccano le mani e con un’economicità di mezzi creano, producono, costruiscono rispondendo alle esigenze di utenti e consumatori che si scontrano con un mercato fortemente controllato. Nuove organizzazioni, gruppi auto organizzati proliferano tra giovani e meno giovani che, alla ricerca di nuovi impieghi e stili di vita differenti, tentano di reinventarsi.

04/05/13

ULLA'S HOUSE

Plasma Studio

di Gaetano De Francesco


L'articolo sarà aggiunto a breve

01/05/13

PER UNA PARAMETRICITA' DELL'ARCHITETTURA

Processi, relazioni e interconnessioni

di Gaetano De Francesco

La ricostruzione postbellica aveva dimostrato il grande fallimento dei principi funzionalisti. Sferzante era stata la critica negli anni Sessanta da parte dei Situazionisti del modello urbano che aveva fatto della tabula rasa e della contrapposizione programmatica tra il vecchio e il nuovo, dello zoning e dell’espansione indiscriminata, i suoi punti di forza. La crisi petrolifera del 1973 aveva inoltre manifestato la limitatezza delle risorse naturali e delle fonti energetiche e negli anni Ottanta il biologo statunitense Barry Commoner, dimostrava le ipotesi avanzate precedentemente dallo scienziato russo Vladimir Vernadsky, secondo cui i fenomeni geologici, biologici, atmosferici e umani sono un insieme interagente di forze e forme. Gli anni Ottanta avevano visto il contesto come nuovo paradigma architettonico e negli anni Novanta il significato, l’informazione, acquistavano un ruolo centrale nell’architettura. Il 2000 ha visto con la Rivoluzione Informatica la nascita di nuovi paesaggi informatici1.

La rigenerazione e il riuso all’interno dei tessuti già costruiti e la densificazione degli urban voids attraverso progetti architettonici non necessariamente magniloquenti e costosi, ma di piccola scala e diffusi capillarmente, rappresentano a mio avviso le strategie principali per i nuovi interventi urbani. Sono contro il consumo di suolo e l’espansione indiscriminata delle città, prediligo piuttosto il progetto dello spazio tra le cose (il between) teorizzato primariamente da Peter Eisenman. Sono per la mixitè e la compresenza di sistemi diversi, al fine di creare nuovi processi economici e sociali per rivitalizzare intere città. Scelgo la simultaneità tipica dell’età dell’informazione, la sovrapposizione e l’intreccio di molteplici layers, armi vincenti di Rem Koolhaas e Bernard Tschumi, piuttosto che la monofunzionalità e la sequenzialità del modello tayloristico di produzione industriale.
In questa logica considero l’oggetto architettonico come il risultato di un approccio processuale che vede nel diagramma il ruolo di “codice genetico” del progetto opponendomi all’oggetto astratto poggiato sul vassoio e alla tipologia preconcetta. Non penso all’oggetto architettonico in termini assoluti,  ma in termini di relazioni all’interno di un contesto denso di molteplici elementi, multistratificato. Condivido le posizioni di Peter Eisenman che considera il contesto come il principale interlocutore dell'architetto ove “disseppellire le storie dei luoghi scoprendo geometrie abbandonate, perdute o soltanto immaginate2 e quelle di Zaha Hadid e di Miralles, dei Morphosis e degli Asymptore che propongono l’architettura come nuova naturalità, come estensione del paesaggio.

11/03/13

L'ALGORITMO, UN SEME ARCHITETTONICO

di Gaetano De Francesco

In Architettura e modernità Dal Bauhaus alla rivoluziome informatica. Antonino Saggio scrive a proposito della stazione metropolitana Iidabashu, a Tokyo, progettata dall'architetto Makoto Sei Watanabe, "La progettazione che genera semi automaticamente questo progetto ha per Watanabe aspetti in comune con la genetica. Lo dice più volte: «mi sono domandato a lungo se non fosse possibile creare qualcosa come un "seme" architettonico» (Watanabe 2004). I programmi determinano dei codici genetici, dei pezzi di DNA che si evolvono anche in base a degli accidenti contestuali: «cambiando soltanto alcuni valori immessi, si arriva a produrre forme che sembrano completamente diverse» ma che sono generate dallo stesso codice."



Affascinato dai processi della natura l’architetto giapponese è tra i primi a sviluppare un metodo progettuale del tutto nuovo. Della natura non vuole imitare le sue forme, bensì cogliere i processi generativi, indagarne i meccanismi evolutivi e relazionali. 
Watanbe è un “architetto-programmatore” che scrive le regole, le condizioni capaci di generare le strutture formali le quali rappresentano il risultato finale e non un punto di partenza. Un insieme di regole semplici, script, che possono dar vita a soluzioni molto diverse, un po’ come accade nel DNA in cui un unico genotipo può dar vita a infiniti fenotipi. L’idea di imparare dalla natura, come lo stesso Watanabe afferma, ha fatto la sua apparizione molte volte nella storia del pensiero architettonico, tuttavia egli sostiene che le sue architetture si differenzia da tali precedenti sotto questo aspetto: “non stiamo cercando di imitare forme di vita, ma il loro meccanismo. Non siamo alla ricerca di metafore, ma di modelli”.
Si può paragonare l’architetto Makoto Sei Watanabe a Gregor Johann Mendel biologo, matematico e frate agostiniano ceco, considerato il precursore della moderna genetica. Come Mendelson anche Watanabe indaga i processi generativi traducendo le conquiste della genetica nell’architettura e nell’urbanistica. 
Watanabe propone l’esempio del seme. “Un seme, se riceve luce e acqua, estende le sue radici, mette le foglie e i fiori. Espande le radici alla ricerca di terreno soffice e posiziona le foglie dove possono ricevere più luce solare possibile. Le strutture dei rami e delle foglie di un albero sono progettate per ottimizzare le forze necessarie a resistere alla pressione del vento a seconda delle risorse disponibili. Le piante sono in grado di trovare un compromesso fra i propri bisogni e le condizioni ambientali, e crescono in accordo con esso. Egli in un certo senso progetta il seme da cui automaticamente viene generato il frutto, in questo caso l’architettura. È come se i suoi progetti nascano “naturalmente" ”
Per fare ciò egli utilizza complessi algoritmi, come dimostra nella sua ultima pubblicazione, attraverso i quali descrive un sistema di regole, condizioni e relazioni sotto forma matematica.

Per ulteriori approfondimenti si consulti: Induction design: un metodo per una progettazione evolutiva della collana La Rivoluzione informatica sccritto dallo stesso Makoto Sei Watanabe che recentemente ha pubblicato il volume in lingua giapponese dal titolo ALGOrithmic Design EXecution and logic (ALGODEX).



28/02/13

TOWARDS A NEW KIND OF BUILDING



Kas Oosterhuis
TOWARDS A NEW KIND OF BUILDINGA Designers Guide for Nonstandard Architecture

di Gaetano De francesco


Pubblicato nel 2011, antecedentemente al più recente HYPERBODY First Decade of Interactive Architecture, che presenta un resoconto di dieci anni di progetti del gruppo di ricerca Hyperbody presso la Delft University of Technology, Towards a New Kind of Building rappresenta la prima guida completa da parte dell’autore che delinea i principi fondativi della sua architettura Non Standard e pone le distanze rispetto a posizioni architettoniche, alcune delle quali rientrano nello stesso campo di ricerca IT.

L’opera è organizzata in quattro grandi sezioni ove l’autore utilizza l’analogia con il corpo per aiutare a comprendere l’Architettura Non Standard. Ogni sezione è a sua volta suddivisa in molteplici capitoli in cui l’autore per avvalorare le proprie tesi presenta sommariamente alcuni progetti portati avanti durante l’attività ventennale con il partner Llona Lénard nello studio ONL, illustrandoli con una o più immagini. Quattro i macro temi affrontati: la scomposizione dell’edificio in componenti interagenti, la nuvola di punti e le linee di forza come regole generatrici del progetto, il principio di interattività e riconfigurabilità fisica e l’incorporamento dei più recenti progressi tecnologici nelle costruzioni.

05/02/13

BRIEF

Un breve racconto sul parametrico


È sminuente considerare l'influenza dell'architettura parametrica soltanto dal punto di vista semantico ed errato considerarla un mero formalismo.
Nonostante il portato rivoluzionario che la tecnologia parametrica ha avuto sul linguaggio architettonico contemporaneo, paragonabile secondo teorici come Patrik Schumacher a un nuovo stile globale, come è stato l'international style per il secolo scorso, è il processo logico alla base del progetto che rappresenta la vera rivoluzione. Un concept parametrico prescinde dal risultato formale che, allo stadio iniziale, risulta spesso indefinito nella mente del progettista. È piuttosto l'algoritmo mentale, la metafora, il processo che generano la forma.

"Ciò che distingue l'architettura parametrica da una classica è quella sensazione di complessità che non è generata da un meccanismo di assemblaggio o giustapposizione delle parti, come avveniva nel modernismo, ma dall'uso di leggi che ne regolano la generazione e la diversificazione. Il risultato è un ordine complesso dove l'uno e il tutto sono costantemente relazionati ed il progetto raggiunge uno stato di autoreferenzialità nel quale è possibile governare la trasformazione conservando la coerenza del tutto. 
Il software di per se non garantisce questa coerenza se non è coadiuvato da un processo logico forte che resta e sempre resterà dominio della mente umana e quindi del progettista" (Fulvio Wirz in Architettura Parametrica, introduzione a Grasshopper II edizione di Arturo Tedeschi).

L'approccio parametrico non è certo recente, sicuramente non contemporaneo. L'architetto Luigi Moretti insieme al matematico Bruno De Finetti fu il primo a definire l'architettura Parametrica.


“La volontà di ispirare la generazione delle forme a un controllo rigoroso dei propri parametri ha ispirato nel primo dopoguerra Luigi Moretti che insieme al matematico Bruno De Finetti ha fondato l’Istituto per la ricerca Matematica in Architettura e Urbanistica (I.R.M.O.U) dando vita alle sperimentazioni che egli stesso definiva Architettura Parametrica. Nei progetti architettonici elaborati per gli stadi di calcio, del tennis, del nuoto e per il cinema, prodotti dal gruppo di ricerca a un’analisi del tema segue la formulazione di relazioni geometriche tra quantità definite come parametri, alle quali soggiace la costruzione delle forme degli spalti, realizzate in diagrammi per curve di livello definite di “equiappetibilità” visiva e in affascinanti modelli che evocano dal punto di vista costruttivo alcuni degli stadi che venivano effettivamente all’epoca e negli anni seguenti 
Ovviamente la variazione delle relazione tra i parametri (ad esempio, l’angolo di visibilità in orizzontale, quello verticale, la definizione delle zone più interessanti, la distanza lineare) dava luogo a soluzioni diverse tra loro, ma appunto stabiliva sempre un sistema di verifica delle forme basato su dati e quantità che eliminasse o limitasse quello che Moretti stesso definiva un approccio “empirico” ai temi della forma, che pure resta centrale in tutta la sua ricerca” (Stefano converso nel volume Il progetto digitale per la costruzione: cronache di un mutamento professionale).

Moretti e De Finetti rifiutavano riferimenti tipologici, perseguendo l’idea di generare la forma attraverso rigorose relazioni geometriche tra parametri quantizzabili, relativi alla visione ottimale. Scriveva Moretti:


"I “parametri” e le loro interrelazioni divengono così l’espressione, il codice, del nuovo linguaggio architettonico, la “struttura”, nel senso originario e rigoroso del vocabolo, deficiente le forme che quelle funzioni esaudiscono. Alla determinazione dei “parametri” e loro interapporti, debbono chiamarsi a coadiuvare le tecniche e le strumentazioni del pensiero scientifico più attuali; particolarmente la logica-matematica, la ricerca operativa e i computers, specie questi per la possibilità che danno di esprimere in serie ciclic
he autocorrettive le soluzioni probabili dei valori dei parametri e delle loro relazioni."



Luigi Moretti, Bruno De Finetti, ricerca “Architettura Parametrica”. Mostra alla XII Triennale di Milano, 1960. Modelli in gesso di uno stadio per il calcio basato su curve di “equiappetibilità visiva”.